INVESTOR LOGIN

Ti racconto una #startup: Agroils

26May

Ti racconto una #startup: Agroils

A cavallo tra biotecnologie, agricoltura e cleantech, per raccontare la storia di Agroils Technologies bisogna partire dalla passione di uno studente universitario fiorentino e da una pianta: la Jatropha. La Jatropha è un arbusto originario dell’America Centrale, oggi diffuso anche in Africa e in Asia, che viene utilizzato come siepe per le recinzioni. È una pianta non alimentare, in grado di produrre significative quantità di semi ad alto contenuto di olio. L’olio ottenuto dalla Jatropha è stato riconosciuto a livello mondiale come materia prima ideale per la creazione di biocarburanti.

La storia

Inizia tutto nel 2004 quando Giovanni Venturini Del Greco, studente di ingegneria gestionale all’Università di Firenze, vola a Stoccolma per l’Erasmus. Dopo qualche mese di studio, comincia un tirocinio formativo presso la Nykomb Synergetics, dedicandosi a un progetto legato alla produzione di idrogeno da black liquor. È durante l’esperienza professionale svedese che, per la prima volta, Venturini scopre la Jatropha e le sue caratteristiche. L’interesse per questa pianta, che viene coltivata in Africa e dalla quale si può ottenere olio combustibile, è tale da spingerlo a utilizzarla come argomento della sua tesi di laurea triennale.

Nel corso di laurea specialistica, Venturini inizia a lavorare per la società inglese D1Oils. Dopo un periodo di collaborazione a distanza, si trasferisce a Johannesburg, in Sudafrica, per seguire da vicino il progetto, ma in mente ha già l’idea di intraprendere un’attività individuale per ricavare biocombustibili dai semi di Jatropha. Tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006, fonda Agroils. Qualche mese più tardi, nel team della Srl entrano i compagni di corso Federico Grati e Stefano Babbini. L’inizio sembra essere in salita, il settore è ancora poco conosciuto, bisogna crescere in fretta e creare una rete di relazioni. Per farlo, i tre soci fondano persino un’associazione denominata Jatrophabook, con lo scopo di avvicinare tutti coloro che lavorano con questa pianta. Superata la prima fase di assestamento, i numeri di Agroils crescono in fretta e nel giro di qualche anno il fatturato raggiunge 600.000 euro annui.

Il 2011 è l’anno della svolta: le quote di maggioranza di Agroils Srl vengono cedute a Futuris, una società milanese attiva nel settore delle energie rinnovabili. A sette anni dalla sua fondazione, Venturini vende la società e decide di dedicarsi a un nuovo progetto imprenditoriale. La direzione è già tracciata e la nuova azienda ricalca le orme di quella precedente, sia per nome che per attività. Nasce Agroils Technologies, startup che sviluppa una piattaforma tecnologica in grado di filtrare le tossine dai frutti della Jatropha. Nello stesso anno, in occasione della partecipazione della società a Mind The Bridge, un concorso riservato a startup che si tiene ogni anno a San Francisco, Venturini entra in contatto con Roberto Crea, scienziato e imprenditore seriale attivo nella Biotech Valley californiana, che all’epoca stava studiando un sistema alternativo per processare i semi della Jatropha.

Il sodalizio tra i due è immediato e il progetto sembra anche stuzzicare l’appetito degli investitori. Nei sei mesi successivi arriva il primo round di finanziamento: Innogest, Iag e X Capital, siamo a marzo 2012, investono 900.000 euro, utili alla società per affrontare le fasi di industrializzazione del prodotto. Il primo progetto pilota viene avviato in Repubblica Dominicana, per via della vicinanza con le piantagioni. Nel 2013 Agroils sbarca in Italia, a Sesto Fiorentino: l’impianto dimostrativo viene realizzato grazie a un finanziamento di 400.000 euro della Regione Toscana e al contributo tecnico di Alfa Laval, leader nel settore delle macchine per la separazione. Nel 2015, infine, entra nel capitale sociale JOil, azienda di Singapore leader nel settore della Plant Science della Jatropha, che acquisisce il 33% percento delle azioni di Agroils.

Mission, vision e potenzialità di mercato

Il business generato dallo sfruttamento della coltivazione della Jatropha deriva solo dal 20% dall’olio trasformato in biocombustibile, mentre il restante 80% può essere utilizzato esclusivamente come fertilizzante (che però non ha valore commerciale), a causa della presenza di componenti tossiche. L’innovazione di processo apportata da Agroils è rappresentata dallo sviluppo e dalla brevettazione di una tecnologia che separa i componenti tossici dai semi della Jatropha, attraverso un sistema meccanico e un utilizzo minimo di solventi chimici, in grado di processare piante non commestibili, appartenenti alla famiglia delle Euphorbiaceae, in preziosi prodotti intermedi e finali.

In termini di business, l’obiettivo di Agroils è quello di sviluppare e commercializzare nuovi prodotti e tecnologie a partire da colture che hanno bisogno di poca acqua per crescere e che possono essere coltivate in terreni degradati. Da qui, attraverso lo sviluppo della piattaforma proprietaria, Agroils Technologies si propone di produrre:

  • oli vegetali di elevata qualità destinati alla produzione di carburanti aerei, biolubrificanti ed energia elettrica in zone prive di accesso alla rete;
  • materiali proteici per la produzione di mangimi per l’acquacoltura o prodotti industriali, per esempio adesivi per legno privi di formaldeide;
  • sostanze bioattive per la produzione di bio-pesticidi e bio-insetticidi.

Il fatturato annuo dell’azienda, che conta di raggiungere il break-even già nel 2017, è nell’ordine delle decine di migliaia di euro. Gran parte del fatturato al momento deriva dalla commercializzazione di una colla ottenuta da proteine vegetali che punta a sostituire la tradizionale colla a base di formaldeide (sostanza dichiarata cancerogena dall’organizzazione mondiale della sanità nel 2004). Secondo un’analisi di mercato effettuata dall’azienda le maggiori opportunità di business attualmente proverrebbero dal commercio della colla per pannelli di compensato. Qui il consumo di colla ureica (a base di formaldeide) è di 22 milioni di tonnellate l’anno, per un valore di mercato di 9 miliardi di dollari. I mercati di riferimento sono la Cina (che produce il 70% di pannelli compensato a livello mondiale) e l’Africa sempre più orientata verso una politica di produzione locale.

Su queste basi Agroils, punta diventare leader nel settore delle tecnologie bio-refining consentendo alle popolazioni residenti in zone degradate del pianeta di beneficiare dello sviluppo di prodotti sostenibili alternativi al petrolio.

Il mercato della Jatropha

Dal 2006 al 2012 sono stati investiti oltre un miliardo di dollari in progetti di coltivazioni della Jatropha da parte di numerose organizzazioni, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle comunità rurali in alcuni dei Paesi meno sviluppati del pianeta. Tra il 2010 e il 2012 diverse compagnie aeree (tra cui Lufthansa, KLM, Air China, TAM, Air New Zealand) hanno utilizzato biocarburanti derivanti dall’olio di Jatropha per voli con passeggeri, contribuendo a incrementare l’interesse nei confronti di questa piantagione.

Nonostante gli investimenti e l’apprezzamento per i sottoprodotti della Jatropha da parte di grandi multinazionali, ancora nessun progetto di coltivazione ha raggiunto il pieno sviluppo, mentre molti sono stati addirittura abbandonati. I motivi sono due: la mancanza di disponibilità di semi di piante di alta qualità, che ha condotto a un rendimento scarso e disomogeneo delle piantagioni, e la difficoltà di valorizzare adeguatamente il “panello” (lo scarto di lavorazione dell’olio, pari a due terzi della massa di semi) per applicazioni nutritive, a causa delle tossine presenti. Su questo secondo punto, Agroils e la sua innovativa piattaforma stanno giocando la partita più importante, nel tentativo di posizionarsi come leader di mercato.

Posted on 26 May 2016  ,