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Startup e capitale umano (riflessioni su Nova Conference)

09December

Startup e capitale umano (riflessioni su Nova Conference)

Lo scorso 21 novembre sono intervenuto a New York alla XV Nova Conference, un incontro che si tiene annualmente e mette in contatto la community di studenti italiani che stanno frequentando un MBA negli Stati Uniti con investitori, professionisti e opinion leader del panorama italiano. Il dibattito dal titolo “The Great Beauty: how excellence wins globally” si è focalizzato sulle eccellenze italiane in abito food, fashion e lusso: un ragionamento su come questi settori possono fare da traino per la crescita e l’innovazione dell’economia grazie anche al supporto degli strumenti finanziari.

Tra gli altri, ho particolarmente apprezzato l’intervento di un relatore che spingeva a non dare per scontato che il gusto italiano nell’alimentazione, nella moda e nel design sia un passaporto sufficiente verso il successo internazionale di iniziative in quei settori.  Nel food/fashion/design le iniziative di successo passano attraverso un’analisi profonda del fit tra un prodotto, il servizio che lo porta a contatto del cliente, e le caratteristiche e i gusti dei mercati in cui si collocano. Il relatore evidenziava una certa arroganza tra gli imprenditori che cercano di portare il Made in Italy all’estero. Talvolta si parte dal presupposto che “visto che siamo Italiani e vendiamo prodotti eccellenti”, sicuramente avremo successo. Se questo fosse vero allora ogni impresa in questi ambiti decollerebbe. E invece gli insuccessi sono numerosissimi.

È una nostra riflessione ricorrente che il successo, in questi come in altri ambiti imprenditoriali, passi attraverso un rigoroso esercizio di umiltà nell’approfondire i mercati, nel non dare per scontato la bontà del prodotto o il suo appeal sul mercato, nel misurare quotidianamente i segnali che arrivano dai clienti adattando continuamente la macchina aziendale. Il successo passa da onestà intellettuale e duro lavoro.

La conferenza è servita anche a misurare la caratura di una parte di quel “capitale umano” che si sta formando oltreoceano e presto, spero, potrà tornare in Italia per mettere a frutto le competenze. È opinione comune quanto sia necessaria al nostro Paese in questo momento professionalizzare le aziende. Le occasioni non mancano. Soprattutto quelle imprenditoriali. Anche i colossi stranieri che decidono di aprire sedi in Italia (e penso a realtà come Facebook o Google) hanno molto bisogno di competenze locali in grado di coniugare esperienza, professionalità e network internazionale, e per farlo servono figure come quelle degli MBA all’estero.

Mi domando spesso se siamo (e saremo) in grado di fornire figure di così alto livello, capaci di confrontarsi con ritmi e potenzialità in imprese di portata globale, di portare “profondità” nel contesto produttivo italiano. Da Venture Capitalist mi trovo di fronte alla necessità di valutare con analiticità, e su questo i numeri danno una grande mano, le idee imprenditoriali che mi vengono proposte. Ma ancor di più è impegnativo, e qui i numeri non servono, valutare le persone che stanno dietro a quella idea. Gli anni mi hanno portato a sviluppare un personale parametro: la profondità appunto.

Mi auguro che i ragazzi che ho incontrato alla Nova Conference sappiano seguire le proprie passioni, non rincorrano a tutti i costi il denaro di breve termine, sappiano scrollarsi di dosso la pulsione del successo immediato, e si mettano al lavoro, possibilmente in Italia, acquisendo un mestiere con quella profondità che nel tempo porta a costruzioni e valori duraturi.

Claudio Giuliano
Twitter:@claudiogiuliano

Posted on 09 Dec 2015  ,