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Sardex, come funziona un circuito di credito complementare

20April

Sardex, come funziona un circuito di credito complementare

La settimana scorsa abbiamo annunciato la chiusura di un round di finanziamento da 3 milioni di euro in Sardex, insieme a Invitalia Ventures, Banca Sella Holding, Fondazione di Sardegna, Nice Group e MelPart. Ma come funziona Sardex e perché Innogest ha ritenuto interessante investire in un circuito di credito complementare?

Le monete complementari sono monete che consentono di acquistare beni e servizi in modo accessorio, ma non sostitutivo, alle valute ufficiali. Le conosciamo da consumatori sotto forma di buoni pasto, programmi fedeltà dei supermercati, banche del tempo, ma il loro campo di applicazione più ampio è quello commerciale business to business. A partire dalla Grande Depressione negli anni ‘20 ne sono nate alcune migliaia nel mondo, 5.000 è il dato che si legge più di frequente, ma non esiste un censimento attendibile per un settore caratterizzato da iniziative iperlocali spesso molto volatili.


Quando la moneta non gira

La spinta alla diffusione dei sistemi di credito complementare viene soprattutto da periodi di crisi finanziaria o di recessione, quando il costo del credito cresce a causa dei maggiori rischi per il sistema finanziario e la moneta tende a essere tesaurizzata, diventando riserva più che strumento di compravendita. La moneta complementare si propone come strumento aggiuntivo di scambio, favorendo la mutualità delle prestazioni tra le imprese di un territorio e la circolazione dei beni all’interno della comunità.

Soltanto poche decine di monete complementari sono sopravvissute all’entusiasmo iniziale e hanno raggiunto la massa critica necessaria perché dallo scambio emergesse valore significativo e di sistema. Il punto di riferimento per tutti è Wir, una cooperativa nata in Svizzera nel 1934, diventata nel frattempo banca al servizio soprattutto delle piccole e medie imprese locali. Oltre a essere il circuito di compensazione più longevo, è anche il più consistente con i suoi 1,5 miliardi di valore movimentato all’anno.

Per la loro natura, generando valore soltanto nello scambio, circuiti di questo tipo tendono a creare mercati che si autoalimentano e che promuovono le attività dei soggetti aderenti: ogni vendita trasferisce liquidità che deve essere reinvestita in un nuovo acquisto all’interno del network. Circolando più velocemente delle valute ufficiali, le monete complementari generano nuovo fatturato e fungono da moltiplicatore economico per il mercato locale. Le valute accessorie sono di regola ancorate alla moneta ufficiale con cambio 1:1 e non sono direttamente convertibili.


Studiati in tutto il mondo

Veniamo a Sardex, che in pochi anni è diventato il caso italiano più concreto e conosciuto nel mondo, al punto da essere stato studiato e preso a modello anche dalla Yale University, dalla London School of Economics, dal Dipartimento Sviluppo delle Nazioni Unite, dal Financial Times e da una commissione di studio del governo francese. Oggi Sardex ha 3.150 imprese iscritte al suo circuito di credito complementare e dichiara 238.000 operazioni effettuate e 119 milioni di crediti transati in totale (di cui 50 soltanto nell’ultimo anno). Il giro d’affari della società vale da solo circa lo 0,5% del prodotto interno lordo della Sardegna. La velocità di circolazione della valuta nel 2015 è stata 11 volte superiore a quella dell’euro. L’aumento di fatturato medio riscontrato dalle aziende iscritte al circuito è nell’ordine del 10/20%, con punte del 30%.

L’idea nasce sul finire degli anni Zero – «davanti al caminetto della casa campidanese di Nonna Elvira», narra l’ormai mediaticamente esausto mito della fondazione. Carlo Mancosu, Piero Sanna, Gabriele e Giuseppe Littera all’epoca sono studenti universitari: vedono la crisi finanziaria partire dagli Stati Uniti e immaginano le conseguenze che questa avrebbe avuto prima sul credito, poi sui consumi e infine sulla produzione e sull’occupazione, in modo particolare nella loro isola. Se la finanza, e non la produzione, aveva innescato il problema, allora bisognava trovare il modo di sostenere la produzione con strumenti economici anticiclici, che favorissero lo scambio di beni e servizi anche in assenza di liquidità e credito. Più in generale: se un intero sistema di valori economici stava crollando, andava aperto un cantiere per pensare ad alternative per il futuro.

L’inizio non è facile: l’idea è insolita, i promotori molto giovani, il ricorso a internet ancora poco rassicurante. La fase di ascolto dei primi iscritti permette ai fondatori di mettere a punto l’idea e ridefinire il modello di business. Semplicità d’uso e passaparola online si rivelano poco efficienti per far crescere in modo spontaneo gli iscritti e il giro d’affari. Emerge invece la consapevolezza che il volano economico debba essere lubrificato con molto capitale sociale, accompagnando passo dopo passo le aziende alla scoperta dei benefici del sistema di scambio nella loro routine quotidiana. L’investimento umano, l’animazione e la formazione diffuse sul territorio, la tessitura quotidiana di relazioni si consolidano – a dispetto di quel che ci si aspetterebbe da una startup tecnologica – come cifra distintiva di Sardex, l’antidoto finora vincente anche sui fisiologici cali di entusiasmo e sull’incremento di complessità tipico di una startup che comincia a scalare.


Una struttura sociale basata sulla fiducia

La prima transazione avviene nell’aprile 2010. Le commissioni applicate alle transazioni si rivelano controproducenti e vengono sostituite un po’ alla volta da una quota di iscrizione (da 150 a 1.000 euro, commisurato alla dimensione dell’azienda) e da un abbonamento annuale (da 350 a 2.500). Alla fine del primo anno di attività gli aderenti sono 250 e i Sardex movimentati 350.000. Sardex comincia a far notizia sulla stampa nazionale, che indirettamente legittima la società e la rende più riconoscibile nella stessa Sardegna. Nel 2011 arriva il primo milione di Sardex transati e con questo traguardo anche il primo investitore, Dpixel di Gianluca Dettori, che porta 150.000 euro per potenziale l’infrastruttura tecnologica. Il rinnovamento della piattaforma online e la semplificazione del sistema di scambio generano immediati benefici nel numero di partecipanti e nella liquidità gestita.

Nel 2013 entrano i privati, all’interno del contesto sperimentale B2E (business to employee): i dipendenti e i collaboratori delle imprese iscritte al circuito possono richiedere ai propri datori di lavoro il riconoscimento di rimborsi, bonus, benefit e premi, voci di reddito la cui erogazione si era spesso interrotta per la carenza di liquidità, così come l’erogazione di  anticipazioni in crediti Sardex per affrontare spese improvvise. In casi più rari il B2E ha avuto funzione di salvaguardia: piuttosto che ritardare i pagamenti o ricorrere alla cassa integrazione, alcune aziende hanno proposto agli impiegati di ricevere parte dello stipendio in crediti Sardex.

In un network ormai già abbastanza maturo e ricco di varietà commerciali e di specializzazioni professionali, l’entrata di clienti finali (sono quasi 2.000, finora) stimola un ulteriore arricchimento dell’offerta merceologica. Dal medico al negozio di alimentari, dalla società sportiva ai piccoli artigiani per i lavori in casa, dal commercialista al residence, Sardex è sempre più una struttura sociale alla quale ciascuno partecipa con le proprie competenze, all’interno di un perimetro fiduciario garantito da regole condivise e ispirato all’interesse comune.


Il modello che sta contagiando l’Italia

Per le imprese e per i professionisti i vantaggi sono evidenti. Intanto si viene pagati, subito. L’immediatezza e l’efficenza dello scambio in Sardex scongiura i ritardi e i mancati pagamenti, sempre più frequenti nella valuta ufficiale. Le aziende con saldo negativo portano in pari il proprio conto presso la camera di compensazione del circuito vendendo beni e servizi ad altre imprese aderenti al circuito (altrimenti dopo 12 mesi devono ripagare il debito in euro). Le aziende con saldo attivo sono incentivate a monetizzare i crediti accumulati facendo acquisti da altri membri del circuito. Le due spinte, che nel mercato tradizionale sono contrapposte e tendono a paralizzare gli scambi quando la liquidità è scarsa, dentro Sardex convergono e mantengono in equilibrio il sistema. Il circuito funziona inoltre come sistema di promozione locale, perché a parità di condizioni le imprese appartenenti al circuito sono incentivate a reperire fornitori e partner tra gli affiliati.

È tutto ancora da sviluppare invece il rapporto con le istituzioni. Nel 2013 la Regione Sardegna aveva annunciato l’intenzione di conferire al network l’equivalente di 20 milioni di euro in beni o servizi per distribuire crediti Sardex a giovani disoccupati, ma l’ipotesi non si è mai concretizzata. L’ipotesi di collaborazione con la pubblica amministrazione è stata poi ricondotta nell’ambito della partecipazione al progetto europeo Digipay4growth, in cui la Regione Sardegna è partner di Sardex: attraverso un’innovativa tecnologia di tracciabilità dei pagamenti, il progetto si propone di sperimentare nuove modalità per accrescere la domanda locale, stimolare la circolazione locale del potere d’acquisto e aumentare l’effetto moltiplicatore della spesa pubblica sul territorio.

I risultati molto incoraggianti raccolti in Sardegna hanno suggerito l’espansione di Sardex nel resto d’Italia, un modello che viene replicato individuando partner locali con cui aprire i nuovi circuiti. Sono già attivi network in Piemonte (Piemex, 400.000 crediti transati), Lombardia (Linx), Marche (Marchex), Lazio (Tibex, 2 milioni di crediti transati, Abruzzo (Abrex), Molise (Samex), Emilia-Romagna (Liberex, 300.000 crediti transati), Campania (Felix), Umbria (Umbrex). Proprio in questi giorni viene lanciato Venetex in Veneto. Altri si aggiungeranno in futuro. Questa dimensione sovralocale, ancora da esplorare nelle sue opportunità, promette di offrire prospettive interessanti in fatto di relazioni tra business affini ed economie di scala che potrebbero generarsi.

In seguito alla chiusura del primo round di finanziamenti e all’aumento di capitale, ora Sardex si trasforma da società a responsabilità limitata in società per azioni. Stefano Meloni, che entra con la sua MelPart nel capitale, diventerà presidente del nuovo consiglio di amministrazione. Innogest seguirà da vicino gli sviluppi. La missione resta quella messa a fuoco da Nicola Pirina, direttore generale di Sardex, al momento del suo insediamento: «Ripensare le basi teoriche dei processi economici in ambito locale al fine di abilitare gli operatori economici locali a cogliere lo opportunità che il sistema globale mette a disposizione e, al contempo, offrire loro gli strumenti utili a proteggere i singoli sistemi locali dai rischi esogeni a cui il sistema globale stesso li sottopone».

Posted on 20 Apr 2016  , ,