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L’innovazione nella filiera del vino e le opportunità per l’Italia leader mondiale

28April

L’innovazione nella filiera del vino e le opportunità per l’Italia leader mondiale

L’industria italiana del vino cresce in controtendenza al Pil, dice Coldiretti. Vale 9,4 miliardi di euro (+1%), dei quali 5,1 in esportazioni (+1,4%). La produzione, pari a 47,4 milioni di ettolitri, dà lavoro a 1,3 milioni di addetti (+4%). Siamo i primi al mondo, ogni anno ci contendiamo la vetta della classifica con la Francia. In fatto di vendita online, invece, siamo più indietro di tutti: 0,2% del mercato contro una media mondiale dell’1,8% (stimava Tannico un anno fa). E nonostante l’intero ecommerce italiano nel frattempo sia cresciuto in volume (16,6 miliardi nel 2015, +2,2% secondo l’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm del Politecnico di Milano), il ritardo è ancora forte.

Quali sono dunque i margini di innovazione per una filiera così radicata nella nostra tradizione nazionale? La presenza di molti canali fisici di facile accesso è un freno oppure uno stimolo per lo sviluppo dell’e-commerce e di nuovi modelli di business? Quanto il nostro Paese sta effettivamente sfruttando l’opportunità del digitale per mettere a frutto questa sua ricchezza assoluta a livello mondiale? Sono domande che ci porremo lunedì 2 maggio alle 19 al campus Talent Garden di via Merano 16 a Milano, in occasione del terzo incontro di #discoverfood (prenota il tuo posto), ospiti Marco Magnocavallo di Tannico e Marco Prando di Giordano Vini. Qui cominciamo a tracciare le novità di prodotto e di processo più significative tra quelle emerse nelle varie fasi di produzione e di commercializzazione del vino.

VENDITA. La vendita di vino online è di gran lunga il settore a più alta densità di startup, attratte dalle promesse di crescita a livello globale del 30% all’anno (sempre secondo l’Osservatorio ecommerce B2C Netcomm del Politecnico di Milano). Il traguardo del milione di fatturato tuttavia è ancora un miraggio per molte di queste. Ci sono gli operatori puri, come Xtrawine, Tannico, wineOwine, Call me wine, SayWine, WineShop, ProgettoVino, Wine to Wine, Doyouwine, Vino75, Svinando, Wine il vino. Ci sono i progetti di social commerce basati sul vino come Vinix o lo spin-off della più importante manifestazione italiana del settore, Vinitaly Wine Club. E ci sono produttori storici che hanno cominciato a vendere direttamente i propri prodotti, tra i quali l’esempio più consistente è Giordano Vini. Questi siti rappresentano soltanto la punta dell’iceberg di un segmento popolato da decine e decine di imprese, spesso molto radicate sul territorio.

CONSUMO. Di fronte a un’offerta di vitigni, produttori, annate ed etichette sterminata e decisamente eterogenea, la ricerca assistita è uno dei fattori cruciali per agevolare la scelta e stimolare le vendite. Accanto ai sistemi di ricerca e selezione dei siti di ecommerce, sempre più evoliuti, cominciano a diffondersi app specializzate che accompagnano il consumatore alla scoperta dei prodotti di suo gradimento. Con Vivino, conosciuto come lo “Shazam del vino”, è sufficiente inquadrare l’etichetta con lo smartphone per conoscere le caratteristiche della bottiglia e le valutazioni di altri consumatori. Plonk, invece, guida il cliente alla scelta del prodotto ideale attraverso una valutazione approfondita dei gusti personali.

PACKAGING E DISTRIBUZIONE. Il confezionamento e la riconoscibilità delle bottiglie sono il segmento con le maggiori innovazioni di prodotto, benché ancora lontane da una diffusione di massa. Prendono piede le etichette intelligenti in grado di certificare l’autenticità del prodotto grazie a un QRcode stampato con segni di identificazione unici e non riproducibili (SixTrue) oppure dotate di chip Nfc per dare informazioni sul prodotto e sul produttore (Axatel, Leinburg, Viveat). Se il chip Nfc viene inserito nel tappo, oltre ai dettagli sulla provenienza e sulla qualità, è possibile assicurarsi che la bottiglia non sia stata aperta o rabboccata in precedenza (GualaClosures), ma anche in quali condizioni sia stata trasportata e conservata (Wenda). Alle più recenti fiere specializzate sono comparsi i primi sistemi integrati formati da bottiglie touch/smart/wifi e ricariche di vino, per conservare al meglio il prodotto, avere informazioni sulla provenienza e ordinarne altro (Kuvée), oppure il dispenser stile macchina del caffé, che riconosce il vino da porzioni monocalice e imposta la temperatura per servirlo nelle condizioni ideali (D-Vine). Gli amatori più esperti ed esigenti possono farsi il vino su misura, scegliendo diverse opzioni dal processo di affinamento fino a quello di imbottigliamento e packaging (MyTailoredWine).

PRODUZIONE. Dall’azienda agricola californiana Palmaz Vineyard arriva un esempio di produzione ipertecnologica: il vino fermenta dentro una cava, all’interno di cisterne che vengono controllate in tempo reale da un sistema di densitometria austica. Le informazioni raccolte, un enorme flusso di dati ed elaborazioni che viene visualizzato in una sala controllo degna di una missione astronautica, permettono di rilevare ogni minima variazione di temperatura interna al mosto e correggerla nei punti esatti in cui è necessario. Anche l’imbottigliamento si fa più sofisticato, grazie a sistemi in grado di ridurre al minimo l’interazione con agenti esterni per preservare la qualità del vino e la durata del prodotto (DR Wine Tech). Sono invece ormai abbastanza comuni i sistemi per l’analisi veloce della qualità del prodotto nei vari stadi di preparazione (per esempio WineScan di Foss, ora è in grado di rilevare anche l’anidride solforosa libera e totale).

COLTIVAZIONE. L’innovazione tecnologica assiste il viticoltore fin dalla radici della vite: in commercio sono disponibili nuovi corroboranti di origine naturale, per esempio rocce polverizzate o microorganismi, che migliorano la resistenza della pianta e le sue capacità di nutrirsi (Biotech). Una rete di sensori disseminati per il vigneto e controllati a distanza può aiutare a tenere sotto osservazione i parametri ambientali e la presenza di insetti (iXem, nata nei laboratori del Politecnico di Torino). Esistono poi piattaforme web che assistono passo passo il contadino nella gestione quotidiana del vigneto e lo aiutano a prendere decisioni informate grazie al confronto continuo dei dati con banche dati, modelli previsionali, rilevazioni meteorologiche e segnalazioni di nuovi prodotti (vite.net di Horta, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore).

SCARTI. Infine gli avanzi di lavorazione: dalla fermentazione di una tonnellata di vinacce l’Università di Adelaide è riuscita a ottenere fino a 400 litri di bioetanolo da utilizzare come combustibile, mentre gli ulteriori resti del processo possono essere utilizzati come fertilizzanti o cibo per gli animali. Un’ipotesi molto allettante, considerato che al mondo si producono ogni anno 13,4 milioni di tonnellate di vinacce e che gran parte di questi vengono distrutti.

Posted on 28 Apr 2016  , ,