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«Ho investito su un prodotto e non ho avuto difficoltà a trovare gli investitori»

28September

«Ho investito su un prodotto e non ho avuto difficoltà a trovare gli investitori»

«Io non credo nell’inventore che propone l’idea del secolo a un investitore. Io credo nell’imprenditore che investe in un’idea profittevole e, a un certo punto, decide di coinvolgere un finanziatore». Ci sono startupper e startupper: quelli un po’ sognatori e che ci provano, e quelli con le idee chiare che riescono a fondare aziende da milioni di euro. Sebastiano Zannoli, appartiene alla seconda categoria. E lo sa. Quando gli si fa notare che Angiodroid, startup che ha fondato nel 2013 e che, con 2,4 milioni di euro di investimenti ricevuti in un anno e mezzo e un fatturato di 400mila euro nel primo anno di attività, gli piace definire “una delle più ricche neoimprese dell’ecosistema».

Può apparire presuntuoso ma Sebastiano Zannoli le carte in tavola per vantarsi del suo operato le ha tutte. Quarantadue anni, una laurea in ingegneria gestionale, nel 1997 inizia a lavorare nel settore della consulenza per alcune società di moda, passando in seguito al settore acquisizioni.

«In sostanza consigliavo le società che volevano acquistare altre società» spiega. “Nel 2002 rileva le quote di maggioranza di SparkBio, incubatore specializzato in aziende medicali, di cui il fratello Samuele aveva le quote di minoranza. «Consigliavo ogni giorno gli altri su quale società comprare, a un certo punto ho deciso di farlo anch’io», racconta.

Ma a Zanolli non basta dare pareri e formulare strategie sulle società da vendere e acquistare. Dopo aver rilevato SparkBio, Zannoli inizia a conoscere quello che sarà il settore di riferimento della sua startup: le tecnologie medicali.

«Quello dei medical device è un mondo  particolare: ai prodotti viene attribuito un grande valore aggiunto, dovuto al fatto che non parliamo di semplici oggetti ma di strumenti che possono salvare vite umane. Faccio un esempio: se la produzione industriale di un dispositivo salvavite costa 50 euro, alla struttura ospedaliera lo stesso dispositivo viene venduto a 15mila euro. Proprio perché il suo valore aggiunto è nella sua funzione», spiega l’imprenditore.

Attratto da questo mondo, nel 2009 Zannoli decide di iniziare a produrre qualcosa di suo. «L’attenzione si è rivolta subito al settore angiografico in quanto è stato individuato un bisogno preciso in questo campo: l’aspettativa di vita delle persone cresce, cresce la popolazione anziana, aumentano le patologie vascolari e aumenta la richiesta di strumenti diagnostici e di cura sofisticati, precisi, sicuri, il più possibile automatizzati» spiega.

Inizia a realizzare, così, un iniettore automatico di anidride carbonica (CO2) come mezzo di contrasto in angiografia: l’iniettore è in grado di garantire la totale non contaminazione del gas CO2 con l’aria ambientale grazie a un sofisticato circuito interno mantenuto costantemente a pressione positiva.

«L’utilizzo dell’anidride carbonica come mezzo di contrasto in angiografia, in particolare per pazienti nefropatici e con insufficienza renale, è una pratica comune già dagli anni ’70 – spiega – ma prima dell’iniettore da me ideato tale procedura poteva essere svolta solo attraverso l’uso di comuni siringhe ad azionamento manuale, che rendono però la metodica non ripetibile e spesso dolorosa per il paziente, a causa dell’impossibilità di regolare con precisione la pressione di iniezione. La tecnologia Angiodroid, brevettata in Italia e all’estero, supera tutti i limiti della pratica manuale consentendo ai medici interventisti di lavorare in totale sicurezza e comfort per il paziente».

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Posted on 28 Sep 2015