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Ecosistema startup, Italia seconda nella tabella di marcia europea

10May

Ecosistema startup, Italia seconda nella tabella di marcia europea

Nel 2013 nove imprenditori europei, fondatori e cofondatori di otto tra le startup più competitive e innovative del continente, sono stati invitati dall’allora vicepresidente della Commissione europea Neelie Kroes a redigere lo Startup Manifesto, una tabella di marcia in 22 azioni per favorire la crescita economica dell’ecosistema digitale del continente. Le misure auspicate considerano la piattaforma istituzionale, il quadro legislativo, il sistema della formazione, l’accesso ai talenti e al credito, la leadership di pensiero.

A tre anni di distanza è stato completato un minuzioso monitoraggio della situazione, nazione per nazione, che è stato cristallizzato nell’edizione 2016 dello Startup Nation Scoreboard. La buona notizia è che l’Italia si posiziona al secondo posto, con un tasso di adozione delle raccomandazioni pari all’82%, seconda soltanto all’Olanda (85%) e migliore del Regno Unito (77%). L’intera Unione europea manifesta progressi consistenti, con un confortante 60% di media12 Paesi posizionati al di sopra la media continentale. Emerge invece un digital divide tra le nazioni occidentali e quelle orientali, queste ultime in ritardo nell’adozione di misure strutturali, forse anche perché essendo membri giovani dell’Unione sono ancora in fase di armonizzazione degli apparati statali. Le ultime della classe sono Bulgaria (45%), Lituania (44%), Lettonia (44%) e Croazia (32%).

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Graduatoria generale sull’adozione del Manifesto negli Stati membri

 

Il quadro europeo

Dei 28 Paesi membri, 18 si sono dotati di una strategia nazionale a sostegno delle imprese innovative. In 19 Stati è già possibile aprire un’azienda entro tre giorni lavorativi. Solo 12 Paesi hanno introdotto legislazioni speciali per favorire le startup, limitando la responsabilità, riducendo i requisiti di capitale, applicando regimi fiscali speciali o semplificando le procedure amministrative. Nella classifica generale non brillano, paradossalmente, le nazioni tradizionalmente associate a ecosistemi forti e innovativi, in particolare la Scandinavia (Finlandia e Svezia sono sedicesime col 56%, la Danimarca è ventesima col 53%), ma bisogna considerare che in sistemi produttivi generalmente molto reattivi viene percepita come meno urgente una pianificazione coordinata degli sforzi in questo specifico settore. L’ambito che registra le iniziative più consistenti è per ora soprattutto quello culturale, ovvero la promozione delle startup come strumento di crescita in grado di favorire la creazione di nuovi posti di lavoro (74%).

Soddisfacenti sono stati valutati gli sforzi per favorire l’accesso al credito (69% in media, col Belgio che tocca il 97%), mentre più si cerca la concretezza delle politiche istituzionali a sostegno dell’ecosistema e più la reazione agli stimoli del Manifesto è contenuta (59%), con aree strategiche come l’educazione (50%) e l’accesso ai talenti (50%) che ancora faticano a decollare. Sono 17 i Paesi che hanno introdotto informatica e programmazione nei curriculum scolastici, cinque dei quali (Estonia, Olanda, Polonia e Regno Unito) coinvolgono attivamente startup e sviluppatori nella formazione degli insegnanti e degli studenti. In 16 Stati l’imprenditoria è diventata materia di studio, mentre si vanno rafforzando le partnership tra scuola e mondo del lavoro nella fascia d’età tra i 12 e i 18 anni.

 

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I progressi a livello europeo, suddivisi nelle sei priorità identificate nello Startup Manifesto

 

I primati italiani

A favore dell’eccellente risultato italiano contano tre primi posti assoluti: nella facilità di accesso al talento (69%), nella normativa su dati, sicurezza e privacy (88%) e nella leadership di pensiero (100%). Nel report vengono messe in luce in particolare le legislazioni di settore approvate nel nostro Paese a partire dal 2012. La chiave di volta è il decreto legge 179/2012, noto anche come Decreto Crescita 2.0 o Italian Startup Act, che introduce nell’ordinamento la tipologia dell’impresa innovativa e prevede strumenti e misure di vantaggio per favorirne la costituzione e la maturazione. Positiva anche l’introduzione dello Startup Visa, il visto lavorativo semplificato a favore di imprenditori stranieri che desiderano fondare startup in Italia o entrare a far parte di imprese innovative già esistenti.

Degni di nota anche il progetto pilota dei Contamination Lab, un’iniziativa congiunta dei ministeri dell’Istruzione e dello Sviluppo economico per stimolare gli studenti universitari a partecipare a progetti multidisciplinari che uniscono la dimensione innovativa a quella imprenditoriale, che ha dato vita a centri sperimentali in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Alla valutazione ha contribuito anche l’approvazione del Jobs Act, il nuovo ordinamento in materia di lavoro, che garantisce al mercato la flessibilità necessaria a un settore dinamico come l’innovazione.

Per il futuro l’European Digital Forum – la think tank per la crescita dell’economia digitale in Europa condotta da Lisbon Council e Nesta in collaborazione con l’iniziativa Startup Europe della Commissione europea, che ha promosso lo Startup Manifesto e ne monitora l’applicazione – si è posta l’obiettivo di identificare metriche più concrete per valutare e incentivare il perseguimento degli obiettivi qualitativi fissati dal Manifesto del 2013.

 

Posted on 10 May 2016