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Com’è andato il quarto #discoverfood con Horta, GaiaG e WiForWine

07June

Com’è andato il quarto #discoverfood con Horta, GaiaG e WiForWine

L’Italia ha una grande tradizione nell’agricoltura e la tradizione – lo ricordava lunedì sera Ivan Farneti – non è altro che innovazione baciata dal successo. All’intersezione tra tradizione e tecnologia sta il grande potenziale del nostro Paese: oggi i centri di eccellenza dell’agricoltura di precisione si trovano in Olanda, in Israele, in Canada e in California, ma da qualche tempo abbiamo cominciato a muovere passi consistenti. Tre intraprendenti startup italiane sono state protagoniste del quarto incontro di #discoverfood, la serie di eventi promossi da Talent Garden e Innogest per riunire la comunità del FoodTech italiano.

Sono intervenuti Tito Caffi, ricercatore alla facoltà di scienze agrarie dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza e cofondatore di HortaStefano Campagnolo, Ceo di GaiaG, e Federico Longobardi, cofondatore della cooperativa Primo Principio e sviluppatore del sistema WiForWine. Hanno animato l’incontro saranno Stefano Molino, partner di Innogest, e Ivan Farneti, venture capital investor ed expert in residence di Seedcamp a Londra.

Horta è uno spin off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, fondata da un gruppo di agronomi e patologi vegetali. «Ci occupiamo di malattie delle piante», dice Caffi. «Abbiamo studiato il comportamento dei funghi e delle malattie delle colture agrarie per costruire modelli matematici utili per capire qual è il momento migliore per applicare le difese. In passato formavamo tecnici regionali che agivano come intermediari, ma gran parte della conoscenza si disperdeva prima di arrivare ai coltivatori. Così abbiamo cercato un modo per trasferire le informazioni direttamente alle aziende agricole, attraverso sistemi di decisione assistita».

GaiaG nasce a Cesena nel 2010 in seguito agli studi legati alle applicazioni satellitari in campo ambientale del fondatore Stefano Campagnolo. Nel 2011 la società viene scelta dalla Commissione europea per un progetto di ricerca della durata di tra anni e mezzo che mirava alla realizzazione di un decision support system per l’agricoltura di precisione. «Siamo partiti dalla viticoltura, ma la nostra soluzione è facilmente estensibile ad altri tipi di coltura», dice Campagnolo. «Il nostro servizio parte dallo sfruttamento delle risorse satellitari Esa e Nasa e permette di abbattere il costo di ingresso rispetto all’acquisto di una stazione meteo a terra».

WiForWine è il prodotto messo a punto dalla Cooperativa Primo Principio, che ha sedi ad Alghero, a Trieste e a Torino. «Siamo partiti dal vino sia perché l’idea ci è venuta durante un viaggio nella nicchia ecologica dell’Aglianico del Vulture, sia perché quella del vino è una filiera disposta a investire in cambio di maggiore qualità», spiega il cofondatore Federico Longobardi. «Secondo i nostri calcoli un’azienda applica fino a 20/25 trattamenti in un anno per paura delle malattie delle piante, spendendo molti soldi ma soprattutto generando tanto inquinamento. Una piattaforma come la nostra permette di ridurre l’impatto ambientale e i costi, ma non è facile convincere i coltivatori: molti ancora oggi pensano che innovazione tecnologica e tradizione siano in antitesi».

Quali sono gli ostacoli maggiori in Europa e in Italia che rallentano il decollo dell’agricoltura di precisione? «Ci sono posti, negli Stati Uniti o in Argentina, dove se parli con tre o quattro aziende hai parlato con tutto il settore», dice Caffi. «Le aziende europee in confronto sono insignificanti per dimensione, è difficilissimo fare massa critica. È evidente che su grandi dimensioni il costo della tecnologia è più facile ammortizzarlo, mentre anche solo promuoverlo in Italia è molto più difficile». «È vero che in Italia abbiamo meno ettari, ma è anche vero che produciamo più ettolitri di vino per esempio. Quello che manca è la cooperazione di sistema per far percepire alle aziende agricole il valore di questi investimenti e il risparmio finale sui costi tradizionali di trattamento e irrigazione», aggiunge Campagnolo.

Secondo Longobardi, la prima barriera è la capacità di dialogo: «Noi abbiamo investito i primi fondi raccolti nella costruzione di un team interdisciplinare formato non soltanto da sviluppatori software e agronomi, ma anche da sociologi. Molto spesso un coltivatore è uno che sa già che cosa bisogna fare, perché gli è stata trasmessa la conoscenza necessaria in passato. Abbiamo dedicato i primi due anni ad osservare cinque aziende, per capire i loro bisogni espressi e inespressi e tradurre le loro esigenze in servizi». E se ora un finanziatore vi garantisse un capitale, su che cosa investireste? «Abbiamo il prodotto, abbiamo il team, ora per noi è essenziale arrivare a molte persone, per cui investiremmo in marketing, anche internazionale», risponde Longobardi. «Serve forza vendita: che per noi non è soltanto marketing, ma è soprattutto la capacità di lavorare a contatto con i coltivatori, interpretando le esigenze e formando all’uso dello strumento. Oltre naturalmente a qualcuno che sappia guidare l’esportazione del prodotto», aggiunge Caffi. Anche secondo Campagnolo bisogna partire da un approccio molto vicino all’utente: «Servono persone in grado di convertire i requisiti del cliente in requisiti di sistema».

Il vantaggio dei sistemi di decisione assistita è solo in parte legato al risparmio di tempo e materiali. «C’è un tema importante di gestione dello stress», spiega Longobardi. «Abbiamo capito che in fase produttiva un coltivatore è talmente sotto pressione che tende a perdere lucidità. Dopo aver provato una piattaforma ad hoc i nostri clienti dicono non soltanto di riuscire a risparmiare su prodotti e acqua, ma soprattutto di riuscire a parità di risorse a coltivare di più e a ottimizzare il lavoro». Anche perché, aggiunge Chieffi, li aiutiamo a organizzare le informazioni: «Un classico è l’appunto preso al volo sul calendario, sulla pagina che a fine mese viene buttata. La sfida è costruire un sistema utile e semplice, perché una piattaforma che sia semplicemente bella non serve a nulla. I big data servono fino a un certo punto, perché la quantità di variabili da analizzare alla luce della specificità di quella determinata coltivazione in quel determinato luogo rendono ancora necessario l’intuito e la conoscenza del contadino».

Il prossimo appuntamento di #discoverfood è in programma il 4 luglio. Si parlerà di innovazione in ambito retail: come cambia lo scaffale del supermercato e il rapporto con l’acquisto dei prodotti di uso comune?

 

#discoverfood è una serie di eventi organizzati da Talent Gardent Milano, campus della rete internazionale di co-working, insieme a Innogest, fondo italiano di Venture Capital italiano. Gli incontri si tengono in genere il primo lunedì del mese e promuovono occasioni di incontro tra imprenditori, startupper, esperti e appassionati del settore foodtech, favorendo la circolazione di idee, best practice, esperienze e collaborazioni.

Posted on 07 Jun 2016  ,